Riconoscersi parte del tutto

Ricordo che quando ero piccolo, sentivo gli adulti dire “se andiamo avanti così chissà quale futuro avranno i nostri figli”. Avevano ragione, il mondo industrializzato ci sta allontanando sempre di più da noi stessi, indirizzando l’attenzione sul raggiungere determinati traguardi che tengono poco conto della persona in se. Sembra che la promessa di stare bene si realizzerà al raggiungimento di questi traguardi.

Così, quando guardo gli adolescenti, vedo che le loro aspirazioni sono molto distanti dal coltivare la loro essenza. Ma non possiamo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi, che inconsapevolmente trasmettiamo questo esempio. Ci preoccupiamo che vadano bene a scuola, che da grandi abbiano un buon impiego, un bravo compagno/a che li rispetti e che creino una famiglia. Di conseguenza cercheranno di diventare il modello di persona che viene loro richiesto.

Alla domanda “chi sei?”, quale risposta darebbero questi ragazzi e quale daresti tu di te stesso e dei tuoi figli?

É  qui che nasce il conflitto interiore che inconsapevolmente la maggior parte degli esseri umani affronta ogni giorno. Se non sai chi sei, come puoi sapere quale direzione dare alla tua vita? 

Inizi quindi, fin dall’adolescenza con la scelta dell’istituto, a decidere chi diventare, basandoti su parametri mentali che hanno origine da diversi fattori, che per la maggior parte sono esterni a te, fino ad arrivare all’età adulta, in cui, dopo svariate esperienze, ti ritrovi nuovamente ad essere insoddisfatto, tornando per l’ennesima volta alla ricerca di un qualcosa al quale affidare la responsabilità di farti stare bene.

É  veramente questo il futuro che vogliamo per i nostri figli?

All’Albero della Vita abbiamo iniziato a direzionare la nostra vita mettendo al primo posto l’essere umano, valorizzando l’essenza, le attitudini, il talento, mettendoli al servizio dell’altro essere umano. Aiutando le persone a ritrovare il contatto con la loro essenza, aiutiamo anche noi stessi nella nostra evoluzione verso la comprensione profonda che l’essere umano è parte di un tutto, dove tutto è collegato e si muove all’unisono, dove il caso non esiste ma esiste un fiume, dove ogni essere umano come acqua deve seguire la corrente, che lo porterà a riscoprire sempre di più se stesso.

Questo stile di vita lo stiamo portando anche agli adolescenti con il progetto di Imparando a Volare. 

Nell’adolescenza i ragazzi sono alla ricerca di un’identità. Essendo le loro menti ancora giovani e inesperte, hanno una maggiore sensibilità nel percepire le spinte interiori che li indirizzano verso la loro reale direzione. Quando queste spinte si scontrano con le idee divergenti che la società rimanda, nasce il conflitto interiore che abbiamo citato in precedenza. Infatti la maggior parte di loro si sente a disagio e sotto giudizio, perché anziché seguire quelle spinte, cerca di costruire un immagine di sé che non gli appartiene, ricercando il riscontro nel prossimo. La loro priorità è l’apparenza e non l’essenza. 

Albert Einstein un giorno disse: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”

Per fare sua questa consapevolezza è importante che il ragazzo possa seguire un esempio di vita che vada in questa direzione, smettendo di sentirsi un pesce fuor d’acqua e iniziando a comprendere che non importa quanto è bravo, bello o intelligente ma importa quanta fiducia ha in se stesso e in ciò che è. Solo così aumenterà l’autostima e abbasserà sempre di più quel chiacchiericcio mentale che in ogni situazione è pronto a dare un giudizio personale di giusto o sbagliato. Il giudizio esterno non è altro che la conseguenza (uno specchio) di quello che pensiamo di noi, che la vita in qualche modo ci sta facendo notare. Questo concetto dello specchio vale per tutte le situazioni che ci capitano, esse arrivano per darci un messaggio.

Cosa ti sta dicendo in questo momento la vita? Quale messaggio ti sta mandando?

Davide B.

Il Gruppo

Saggezza Sufi

“Tutti i maestri dicono che il tesoro spirituale è una scoperta solitaria.
Perché allora stiamo insieme?”, domandò uno dei discepoli al maestro sufi.
“Voi state insieme perché un bosco é sempre più forte di un albero solitario; il bosco mantiene l’umidità dell’aria, resiste meglio alla tempesta, aiuta il suolo ad essere fertile, ma ciò che rende forte un albero è la sua radice. E la radice di una pianta non può aiutare nessun’altra pianta a crescere. Stare insieme con lo stesso intento, e lasciare che ciascuno cresca alla propria maniera; é questo il cammino di coloro che desiderano comunicare con Dio.”

Viviamo in un’epoca dove l’attenzione è sempre più focalizzata sul singolo individuo, dove tutti vogliono primeggiare e avere qualcosa in più rispetto all’altro. Si cerca di mantenere lo stile di vita che ci hanno inculcato giorno dopo giorno, facendoci credere che più potere hai e più cose potrai ottenere, benessere compreso.

Così ci preoccupiamo più dei nostri rami e delle nostre foglie, sperando di ottenere una folta chioma, adattandoci ad un terreno che non ci appartiene, solo perchè ci fanno credere che tutto ciò che ci serve si trovi in quel terreno… e le radici? Pensiamo mai alle nostre radici?

Soffrono, stanno male, ricevono cibo che a loro non giova, ma nonostante tutto restiamo ancorati a quel terreno. Diamo la colpa all’albero che ci sta accanto perchè non riusciamo ad affondare le radici come vorremmo, senza renderci conto che siamo sopra una roccia. Forti di questa convinzione, tendiamo ad isolarci, cosi non ci saranno altre radici ad ostacolare il nostro radicamento.

Se un terreno è duro, solo con la forza di altri alberi diventerà più facilmente penetrabile e soffice. Se un terreno è franoso, non basterà un solo albero per renderlo stabile. Se un zona è particolarmente avversa, gli altri alberi ti aiuteranno a riparare le tue radici dalle intemperie.

Quando una piccola pianta spunta dal terreno, sarà più protetta se potrà crescere in mezzo ad un bosco, dove tutte le altre piante le daranno lo spazio per affondare le sue radici e ricevere la luce del sole. Imparerà cosa significa amare e condividere, così che un giorno, quando il suo seme attecchirà al terreno, porterà con se questo insegnamento.

Durante un percorso di crescita interiore, la forza del gruppo è fondamentale; singolarmente l’individuo difficilmente riesce ad affrontare un cambiamento, soprattutto se per troppo tempo è abituato ad affrontare la vita in un certo modo. Il cambiamento porta ad abbattere queste abitudini e qui è fondamentale il supporto del gruppo; l’unione fa la forza, ogni singolo individuo è spronato dalla forza del gruppo.

Gli adolescenti, benchè non abbiamo ancora un forte radicamento nelle abitudini in quanto sono ancora in una fase di evoluzione, hanno bisogno del gruppo per comprendere come sia possibile vivere iniziando a seguire un sentire interiore che, nel mondo, è ormai schiacciato dall’io egoico e dall’io giudicante.

Il cambiamento consiste nel comprendere che non siamo noi a decidere in quale terreno dobbiamo radicare le nostre radici, ma che esiste una forza più grande che ha già deciso quale albero dobbiamo essere, dove dobbiamo attecchire e quale scopo o funzione abbia la nostra vita. Detta cosi potrebbe essere interpretata come una dittatura; in realtà i passi più difficili sono accettare questa verità e comprendere che, seguendo le indicazioni di questa energia, che già conosce il nostro destino, diventiamo noi i protagonisti della nostra vita e non più lasciare che sia la vita protagonista e noi attori in balia degli eventi.

Entrando nel flusso e seguendo le indicazioni che ci vengono date, abbiamo già preso una decisione, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Se siamo arrivati a conoscenza di questa verità, cosa vuole dirmi la vita? Cosa invece ho realizzato e come mi sento dopo aver agito in balia di paure, condizionamenti e seguendo mille pensieri contrastanti?

Siamo tutti guidati da una forza comune che conosce ogni cosa, ma ognuno di noi ha un’anima. Le anime libere sono tutte raccolte in un luogo che noi chiamiamo Albero della Vita (da cui prende il nome la nostra comunità), dove collaborano l’una con l’altra con uno scopo comune mantenendo ognuna la sua unicità.

Avendo compreso questa verità, abbiamo dato vita alla comunità L’ Albero della Vita, aiutandoci l’un l’altro ad esprimere la nostra autenticità (Anima), con lo scopo comune di aiutare gli altri esseri umani (adulti, ragazzi e bambini) a fare lo stesso.

 

Il pendolo emotivo

Siamo costantemente alla ricerca di emozioni. Siamo attaccati ad esse come lo è un parassita alla propria vittima… ma in questo caso la vittima siamo noi.

Cerchiamo costantemente situazioni che ci diano picchi emozionali, che ci fanno sentire bene ed al tempo stesso evitiamo quelle che, come accaduto in passato, ci hanno provocato un emozione negativa, dalle quali vogliamo stare lontani evitando che si ripetano nuovamente. Questo parametro di approccio alla vita non ci permette di vivere ogni situazione per ciò che è.

Non esistono ne vittorie e ne sconfitte. Entrambe sono illusioni della mente che si è precedentemente creata l’aspettativa di come sarebbe dovuta andare quella situazione. Dalla vittoria otteniamo un’emozione positiva, una gratificazione temporanea perché abbiamo ottenuto ciò che volevamo, mentre nella sconfitta il contrario. Ma la sconfitta è comunque una vittoria perché ti lascia un insegnamento.
Dunque se imparassimo a vivere ogni situazione lasciando che vada come deve andare, saremmo liberi dal quel gioco emotivo di vittoria e sconfitta che continuiamo a rincorrere per tutta la vita, affidando alle emozioni la nostra felicita, il nostro star bene, giudicando noi stessi in base al numero di vittorie e di sconfitte ottenute.

Io chi sono?

Durante gli incontri di Imparando a Volare, attraverso esercizi di meditazione e con la creatività cerchiamo di far ritrovare ai genitori e ai figli il contatto con la loro parte bambina, quella del gioco semplice che non implica l’emozione, proprio come i bimbi piccoli che giocano liberi da qualsiasi pensiero. In questo modo il soggetto sperimenta cosa significa entrare in connessione con l’Anima.

Questo contatto è ben radicato nel bambino piccolo; crescendo esso viene via via abbandonato perché nella mente iniziano a prendere spazio i pensieri e i condizionamenti che limitano la libertà di espressione del bambino. Essi sono il principale motivo del distacco dall’Anima. Se l’energia animica è quella forza che si manifesta attraverso il gioco, attraverso la semplicità delle azioni in assenza di condizionamenti, i pensieri su come deve essere il tuo atteggiamento per essere un “bravo bambino” e un “adulto realizzato” sono quelli che ti allontanano della tua vera essenza.

“Non guardare con gli occhi della mente, ma con quelli dell’Anima. Poiché la vita che verrà è già davanti a noi, in attesa di svelarti la natura del mondo. Guarda con attenzione. Trova gli occhi per vedere.” – dal film “La profezia di Celestino” –

Gli adulti sono talmente presi dai pensieri e dalla frenesia della vita che si sono dimenticati cosa vuol dire giocare come un bambino. Anzi spesso questo tipo di gioco viene giudicato perché un adulto si deve comportare come tale! Ugualmente il bambino per crescere deve abbandonare questo modo di giocare; tale privazione farà si che svilupperà la propria parte razionale, il che non è sbagliato, ma allo stesso tempo lo allontanerà dalla sua parte autentica, portandolo a ragionare solo con la mente. Di conseguenza inizierà a prendere decisioni escludendo la sua Anima, creando un modello mentale di comportamento; e come fa la parte razionale a rendere la persona felice se la sua parte giocosa viene messa da parte?

La fantasia del bambino non è frutto della sola mente ma anche dell’Anima; la fantasia crescendo si trasformerà in creatività. La creatività può essere utilizzata in qualsiasi ambito, e quando accade, possiamo notare che la nostra vibrazione, il nostro stato d’animo o come lo volete chiamare, si alza. Quando invece eseguiamo una qualsiasi operazione in maniera meccanica, la nostra vibrazione si abbassa, ci annoiamo e non vediamo l’ora di finire. Nel primo caso le ore passano senza che nemmeno ce ne accorgiamo! Ciò significa che siamo in collegamento con l’Anima e stacchiamo l’attenzione dalla parte razionale, tanto da perdere la cognizione del tempo.

L’Anima s’incarna attraverso il corpo fisico su questo piano materiale perché vuole fare determinate esperienze, al fine di raggiungere un grado di evoluzione sempre più elevato, vita dopo vita. Per questo si parla di missione di vita o di talento Animico. Ma di cosa si tratta? Entrando in connessione con la propria Anima possiamo comprendere il motivo per cui si è rincarnata e cosa vuole fare in questa vita. Una volta compreso, possiamo dedicarci a portare a termine questo compito.

Può sembrare strano per la mente dover abbandonare il potere decisionale. Se la persona arriva a farsi questa domanda potrebbe aver colpito il fulcro della questione. Nella nostra cultura, come in molte altre, quando diciamo IO ci riferiamo al nostro corpo e alla nostra mente. Questo è l’errore. L’IO non è il nostro corpo o la nostra mente, ma è l’Anima!

Se l’essere umano riuscisse davvero a comprendere questo concetto, facendo cadere tutti gli EGO derivanti dall’IO che si è creato e in cui è identificato, potrebbe sperimentare un nuovo modo di vivere, non più basato su idee mentali, condizionamenti e stili di vita dettati dalla società, ma essendo libero di esprimere il SE’ AUTENTICO, la propria Anima. In questo modo avrebbe uno scopo nella vita che va oltre a tutto quello che fin ora ha pensato o immaginato.

Quando si imbocca la propria strada, si inizia a comprendere come nonostante la fatica e le sfide che ogni giorno ci vengono messe davanti (come del resto è accaduto nella vita condotta fino a qui), si ha un energia e una motivazione diversa per affrontarle e andare avanti. Mentre prima le soddisfazioni arrivavano attraverso un emozione (un oggetto nuovo, un bel voto a scuola, un premio, l’aumento di stipendio, una promozione), ora arrivano attraverso le altre persone, che non sono più etichettate, ma diventano tutti fratelli e compagni di viaggio, perché a loro volta verranno viste con gli occhi di Anima e non più attraverso il giudizio della mente egoica. La mente inizierà a svolgere il suo compito, ossia mettere in pratica le indicazioni delle parti spirituali; le emozioni a cui prima si attaccava, dovranno via via essere riconosciute e lasciate andare, per lasciare spazio al sentimento. Quando esse non intaccheranno più il nostro stato d’animo, potremo sperimentare quella serenità e felicità di cui tanto andiamo alla ricerca, ma sempre nel posto sbagliato. Essa non si trova né in un oggetto, né in un luogo o in una persona, ma è dentro di noi, e la scopriremo solo quando inizieremo ad indentificarci con la nostra Anima.

Insegnare ai ragazzi questa verità, potrebbe aiutare loro a fare le esperienze di vita con una consapevolezza e una responsabilità diversa, indirizzando fin da giovani l’energie per scoprire quali siano i compiti delle loro Anime. Questa presa di consapevolezza aiuterà loro a non sentirsi più soli, eviterà che si chiudano in loro stessi perché troveranno nel gruppo altri coetanei disposti a lasciar andare le maschere che si sono creati. Potranno sentirsi liberi di esprimersi evitando di essere giudicati, rafforzando la loro autostima e trovando nel contatto con l’Anima la sicurezza di essere e non di apparire.

La mente giudica e divide. L’Anima accoglie e sostiene.

La verità fa male… all’ego, ma giova all’Anima

Spesso la vita ci mette alla prova. Accadono delle situazioni in cui la nostra mente viene completamente invasa dalla paura, come se ci venisse messo un sacco nero in testa, non riusciamo più a vedere nulla. Entriamo nell’emozione,  perdiamo la centratura. Questo accade quando non riusciamo a cogliere i segnali di allarme che la vita stessa ci ha mandato in passato per farci aprire la nostra visione verso una nuova comprensione e permetterci di crescere, evolverci ed essere pronti nell’affrontare le nuove esperienze. Cosi, dato che non abbiamo prestato attenzione a questi messaggi leggeri ma comunque pungenti, la vita un giorno decide di appiccicarci al muro, facendoci sbattere così forte che questa volta è impossibile che non ci accorgiamo del segnale. La mente inizialmente accuserà cosi tanto il colpo che per proteggersi inizierà ad accusare la vita, dirà che è ingiusta e non comprenderà il motivo di questo muro.
Ora abbiamo due alternative: accusare questo muro di averci fatto fermare e per colpa sua dover fare una deviazione, oppure alzarci e comprendere come mai abbiamo trovato questo muro, cosi da poterlo sgretolare.
Nel primo caso ci proietteremo all’esterno di noi, ed ancora una volta non comprenderemo il vero messaggio che si nasconde dietro questa situazione. Nel secondo caso, occorre una grande dose di umiltà, perché nonostante il dolore già provato, dovremo immergerci in un ulteriore dolore, diverso dal primo, perché il secondo andrà a colpire una parte di noi che abbiamo creato per difenderci dal muro, ma che nonostante gli sforzi fatti, non è servita a proteggerci da esso. Possiamo chiamarla ego, carattere, personalità o come preferiamo etichettarla. Quella parte di noi che tanto proteggiamo e mostriamo quando ci sentiamo attaccati non fa altro che allontanarci da ciò che siamo realmente, impedendoci di vivere la vita con la visione completa della verità.

La verità fa male…all’ego, ma giova all’Anima.

L’Anima può tornare a risplendere nella verità, a percepire quella vibrazione che l’ego sterilizza. Quante volte feriti chiudiamo la porta al prossimo, quante volte presi dalla paura non viviamo appieno le relazioni, non diciamo quello che sentiamo ma diciamo quello che la paura ci fa proiettare in quella situazione. Ma quando riusciamo a restare centrati e a parlare con l’anima, percepiamo una sensazione completamente diversa; possiamo sentire un brivido percorrere tutto il corpo, essere pervasi da una sensazione di leggerezza ed il cuore aprirsi all’amore.
Il modo migliore per percepire l’amore è donarlo. Quando sentiamo carenza d’amore è perché non siamo in contatto con l’Anima e inevitabilmente lo richiediamo all’esterno. Il segreto per essere felici? Restare in contatto con la propria Anima in ogni cosa che facciamo.

Il sentiero, la meta.

Durante le nostre giornate, mentre siamo a lavoro, mentre studiamo, nel tempo libero, capita di essere più focalizzati nei nostri pensieri piuttosto che restare focalizzati in quello che stiamo facendo nel momento presente. Se poi l’attività non è di nostro gradimento, cerchiamo di terminarla nel più breve tempo possibile. Cerchiamo una via di fuga dal momento presente poco interessante proiettandoci in un futuro più gradevole, ma che esiste solo nella nostra mente! Sarà capitato a tutti che quell’evento tanto atteso a cui abbiamo pensato per tutto il giorno vada in modo completamente opposto a quello che ci eravamo immaginati. Quante volte sentiamo dire “avevo tanto aspettato e desiderato questo momento ma poi sono rimasto/a deluso/a …”.

Perché ti preoccupi tanto di raggiungere il più velocemente possibile la cima della montagna? Ricorda, la scorciatoia ti permetterà di arrivare prima alla cima, ma ti perderai le meraviglie che troverai lungo il sentiero. Così la cima raggiunta non sarà più la tua meta, ma un ulteriore tragurado illusorio. Per arrivare alla meta quindi avrai bisogno di scalare un’altra montagna perché solo vivendo le esperienze a te necessarie potrai raggiungere la tua meta.

Immagina uno scalatore che conquista tante cime con l’ausilio di un elicottero; quale esperienza porterà dentro di se? Quale evoluzione compierà? Mentre colui che ha conquistato anche solo una cima affrontando le molteplici sfide che la montagna gli ha messo davanti, porterà con se un bagaglio di esperienze uniche e potrà dire di aver raggiunto la sua meta. -S-

Il tempo passa inesorabile, e spesso siamo talmente concentrati su noi stessi e sulle nostre aspettative che ci perdiamo il momento presente e le innumerevoli occasioni che la vita ci da per rendere noi stessi delle persone migliori. Quante parole non scambiate, quante sfumature non colte, quanti particolari non visti, quanti sguardi non scambiati, quanto Amore non vissuto… Ogni sfida, dalla più piccola alla più grande ci viene data per evolverci, e tutte le volte che per distrazione o per nostra volontà non affrontiamo quella sfida, la vita ce la rimetterà davanti fino a che non la supereremo.

C’è un sentiero da percorrere per arrivare alla consapevolezza, tutti noi abbiamo il nostro che si incrocia con tutte le persone e gli ostacoli che incontriamo nella nostra vita. Gli ostacoli sono blocchi mentali; abbattuti quei blocchi vedremo la verità e raggiungeremo una nuova consapevolezza, facendo un passo verso la vera felicità interiore. Minore è il numero di scorciatoie e deviazione che prenderemo e monire sarà il tempo per raggiungere la nostra meta.

CI HANNO INSEGNATO A CERCARE TUTTO ALL’ESTERNO, MENTRE TUTTO E’ SEMPLICEMENTE DENTRO DI NOI.

La maggior parte delle persone, indipendentemente dall’età, si vergogna a parlare ed esprimere l’amore. Non parlo del classico “ti amo” al fidanzato/a o al proprio figlio o parente; parlo dell’amore universale, che ci accomuna tutti, l’amore dell’Anima. Quante volte abbiamo sentito dire frasi tipo “se vivessimo nell’amore, tutte le guerre finirebbero all’istante e non ci sarebbe bisogno di leggi”. Allora perché non lo facciamo se desideriamo tanto la pace? Perché semplicemente la società non è abituata a comportarsi seguendo questo sentimento, ma predilige seguire la fama, il denaro, il potere del più forte che comanda sul più debole, creando cosi divisione e invidia che spesso sfociano in conflitti. QUESTO E’ L’INSEGNAMENTO CHE ATTUALMENTE I BAMBINI PERCEPISCONO DAL MONDO ESTERNO. Ben poche persone parlano del vero amore, che noi tutti abbiamo dentro, che proviene dalla nostra Anima, dove non ci sono differenze e meno ancora sono coloro che insegnano a vivere seguendo questo sentimento.
La società ci abitua a vivere a discapito delle altre persone e non con le altre persone; ci abitua a lavorare per ottenere in cambio denaro che spendiamo per essere felici e non a fare qualcosa che ci rende felici mettendo in secondo piano il ritorno economico, che per diventare qualcuno devi avere un titolo di studio e non che sei già qualcuno, la tua Anima col suo talento che porti con te dalla nascita. CI HANNO INSEGNATO A CERCARE TUTTO ALL’ESTERNO, MENTRE TUTTO E’ SEMPLICEMENTE DENTRO DI NOI. Se prendiamo consapevolezza di questo, non cambieremo il mondo, ma cambieremo noi stessi, il nostro modo di pensare e di vedere il mondo. E POTREMMO INSEGNARE AI NOSTRI FIGLI A VIVERE IN UN MODO MIGLIORE DEL NOSTRO, CAMBIANDO COSI’ IL MONDO…..

Immergersi in se stessi

Per realizzare pienamente la propria missione di vita, ci vuole una certa dose di coraggio. Capita spesso che una volta compresa, essa non sia in linea con la prospettiva di vita idealizzata.
Per intraprenderla bisogna fare dei cambiamenti, allineare la mente al proprio talento, alla propria missione, al vero se stesso.
Chi deve fare questo salto spesso si trova in difficoltà in quanto abbandonare il proprio stile di vita per immettersi in un percorso sconosciuto spaventa. Ma ad essere spaventata è solo la mente, perché inizia a rendersi conto che imboccando quella strada dovrà lasciar prendere le decisioni ad una forza che è sempre dentro l’essere umano, ma che ne sa molto più di lei. Lei non conosce quel percorso, ha paura perché non riesce a vedere l’intero disegno che la vita ha preparato per ognuno di noi, ma l’altra forza lo conosce bene, e se ci si affida, la paura di non essere in grado di compiere la missione per la quale si è nati scomparirà, perché se sia ha quel dono si hanno anche le capacità per metterlo in pratica.

Siamo il risultato dei nostri pensieri. Se pensiamo di non farcela non ce la faremo, se pensiamo di fare brutta figura la faremo; se rimaniamo calmi e crediamo in quello che siamo realmente, tutto sarà più fluido e semplice, e ci accorgeremo di quello che realmente siamo in grado di fare!

Per realizzare pienamente la propria missione di vita, ci vuole una certa dose di coraggio. Capita spesso che una volta…

Pubblicato da Imparando a Volare su Giovedì 30 novembre 2017