Riconoscersi parte del tutto

Ricordo che quando ero piccolo, sentivo gli adulti dire “se andiamo avanti così chissà quale futuro avranno i nostri figli”. Avevano ragione, il mondo industrializzato ci sta allontanando sempre di più da noi stessi, indirizzando l’attenzione sul raggiungere determinati traguardi che tengono poco conto della persona in se. Sembra che la promessa di stare bene si realizzerà al raggiungimento di questi traguardi.

Così, quando guardo gli adolescenti, vedo che le loro aspirazioni sono molto distanti dal coltivare la loro essenza. Ma non possiamo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi, che inconsapevolmente trasmettiamo questo esempio. Ci preoccupiamo che vadano bene a scuola, che da grandi abbiano un buon impiego, un bravo compagno/a che li rispetti e che creino una famiglia. Di conseguenza cercheranno di diventare il modello di persona che viene loro richiesto.

Alla domanda “chi sei?”, quale risposta darebbero questi ragazzi e quale daresti tu di te stesso e dei tuoi figli?

É  qui che nasce il conflitto interiore che inconsapevolmente la maggior parte degli esseri umani affronta ogni giorno. Se non sai chi sei, come puoi sapere quale direzione dare alla tua vita? 

Inizi quindi, fin dall’adolescenza con la scelta dell’istituto, a decidere chi diventare, basandoti su parametri mentali che hanno origine da diversi fattori, che per la maggior parte sono esterni a te, fino ad arrivare all’età adulta, in cui, dopo svariate esperienze, ti ritrovi nuovamente ad essere insoddisfatto, tornando per l’ennesima volta alla ricerca di un qualcosa al quale affidare la responsabilità di farti stare bene.

É  veramente questo il futuro che vogliamo per i nostri figli?

All’Albero della Vita abbiamo iniziato a direzionare la nostra vita mettendo al primo posto l’essere umano, valorizzando l’essenza, le attitudini, il talento, mettendoli al servizio dell’altro essere umano. Aiutando le persone a ritrovare il contatto con la loro essenza, aiutiamo anche noi stessi nella nostra evoluzione verso la comprensione profonda che l’essere umano è parte di un tutto, dove tutto è collegato e si muove all’unisono, dove il caso non esiste ma esiste un fiume, dove ogni essere umano come acqua deve seguire la corrente, che lo porterà a riscoprire sempre di più se stesso.

Questo stile di vita lo stiamo portando anche agli adolescenti con il progetto di Imparando a Volare. 

Nell’adolescenza i ragazzi sono alla ricerca di un’identità. Essendo le loro menti ancora giovani e inesperte, hanno una maggiore sensibilità nel percepire le spinte interiori che li indirizzano verso la loro reale direzione. Quando queste spinte si scontrano con le idee divergenti che la società rimanda, nasce il conflitto interiore che abbiamo citato in precedenza. Infatti la maggior parte di loro si sente a disagio e sotto giudizio, perché anziché seguire quelle spinte, cerca di costruire un immagine di sé che non gli appartiene, ricercando il riscontro nel prossimo. La loro priorità è l’apparenza e non l’essenza. 

Albert Einstein un giorno disse: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”

Per fare sua questa consapevolezza è importante che il ragazzo possa seguire un esempio di vita che vada in questa direzione, smettendo di sentirsi un pesce fuor d’acqua e iniziando a comprendere che non importa quanto è bravo, bello o intelligente ma importa quanta fiducia ha in se stesso e in ciò che è. Solo così aumenterà l’autostima e abbasserà sempre di più quel chiacchiericcio mentale che in ogni situazione è pronto a dare un giudizio personale di giusto o sbagliato. Il giudizio esterno non è altro che la conseguenza (uno specchio) di quello che pensiamo di noi, che la vita in qualche modo ci sta facendo notare. Questo concetto dello specchio vale per tutte le situazioni che ci capitano, esse arrivano per darci un messaggio.

Cosa ti sta dicendo in questo momento la vita? Quale messaggio ti sta mandando?

Davide B.

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